mercoledì 8 luglio 2009

Diario di viaggio: Londra

Zaino in spalla, baedeker in mano e cuffie del walkman perennemente incollate alle orecchie: è così che ricordo il mio primo viaggio all'estero completamente sola. Avevo vent'anni e sognavo di trasferirmi a Londra.
Lì c'era la musica più bella e all'epoca sembrava non interessarmi altro.
Mi innamorai immediatamente di quella città ordinata e stimolante, chiassosa lungo le streets e rilassante nei parchi,

altera nei suoi palazzi reali e vivace in Carnaby Street.
Tutto mi entusiasmava: dai musical nel west end alle rappresentazioni shakespeariane al parco, dai volti infilzati da spilli dei punk ai cappelli da cerimonia più assurdi indossati da anziane donne aristocratiche, dalla noiosa parata con la Regina al militaresco cambio della guardia.
Il Big Ben e i suoi inconfondibili rintocchi, gli enormi taxi neri, la colonna di Nelson, la statua di Eros a Piccadilly e gli
inglesi, impassibili ma gentili.
Piansi alla partenza. Non avrei mai voluto allontanarmi da quella metropoli.
Negli anni seguenti, saltuariamente, tornai nella Capitale inglese cercando le stesse sensazioni, senza più riuscire a trovarle.
Londra non era cambiata, io sì.

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