Incipit de "Al di là degli occhi"

Copertina del mio secondo romanzo "Al di là degli occhi"  edito da Albus Edizioni
Kikjubour - Isole Faroe - Immagine di Stefania Lusetti


Conosco Lena soltanto da qualche anno, ma qui dove il tempo è immobile da far sembrare i giorni eternità potrei quasi affermare che la conosco da sempre.

Anagraficamente con i suoi sessant'anni è la più giovane qui dentro, ma i suoi comportamenti astiosi la collocano fra i più vecchi, indesiderabili e scorbutici ospiti.
I suoi ricordi sono frammentari, a volte confonde i periodi e questo posto contribuisce paurosamente ad annebbiarci la mente.
So quasi tutto di lei e della sua vita ordinaria, a tratti noiosa, ma non la interrompo mai, anche se per l’ennesima volta la sento raccontare del suo splendido viaggio alle
Isole Fær Øer o del suo fidanzato traditore.
A volte diventa difficile seguire i suoi discorsi scoordinati e allora la lascio continuare estraniandomi lentamente per inseguire il corso meno tortuoso dei miei pensieri.
Stiamo pigramente invecchiando insieme ed è consolatorio per entrambe, anche se per nulla entusiasmante.
Litighiamo spesso per banalità e sciocchezze come un bicchiere dimenticato sul comodino o la scelta di un programma televisivo, ma altrettanto velocemente ci rappacifichiamo, silenziosamente, senza giustificazioni o scuse.
Parla nel sonno. Pronuncia nomi di amici o amanti. 
volte inveisce con frasi volgari, altre volte piange e chiama “papà”.
Naturalmente il giorno dopo non ricorda più nulla e io, indiscreta e in costante ricerca di diversivi, inizio il mio lento e incessante interrogatorio per scoprire se i personaggi notturni da lei evocati siano realmente esistiti o solo frutto della sua fantasia.
È gravemente malata ed è per questo che mi sono decisa a trascrivere le sue memorie e le vicende della sua esistenza in queste pagine.
Forse sarebbe più saggio lasciare un ricordo di me e delle mie opere, ma saranno le mie sculture sparse per l’Europa a celebrarmi per qualche decennio ancora e le avide mani di mio nipote faranno di tutto per elogiare la mia arte. Più sarà commemorata, più soldi entreranno nelle sue tasche dopo la mia scomparsa.
Ma di Lena non rimarrà alcuna traccia. 
Una sorella, un cognato e una nipote indifferenti e distratti non perpetueranno di certo la sua memoria. 
Lascio che mi chiami Giorgia, anche se non è il mio nome.
A dire il vero non credo di averle mai detto come mi chiamo. Non le ho mai parlato di me. Non amo farlo. Preferisco ascoltare. È più rilassante e meno impegnativo.
Inoltre sono convinta che alla mia compagna di stanza non interessi affatto il mio passato.
Ormai sono Giorgia, per lei e per me.



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