L'illusione di una Rivincita

Isole Faroe - Verso il lago di Sorvagsvatn
Immagine di Stefania Lusetti

Lo stava giudicando. Come sempre.
Il suo sguardo beffardo aveva un solo sottotitolo “Ma proprio a me un figlio così ignorante”.
Questa volta, però, sarebbe stato diverso e avrebbe impedito al suo orgoglio di farsi annientare dalla prepotenza camuffata da odioso sarcasmo del genitore.
Doveva soltanto attendere qualche minuto, un manciata di insignificanti secondi, se paragonati all’estensione di una vita, la sua vita.
«Ho dei libri magnifici con delle splendide stampe. Guarda questo di David Roberts sull’Egitto. Osserva bene questi paesaggi. Sono unici. Tu non hai mai visto questo volume»
«Sì papà. Ti ricordi? L’abbiamo acquistato insieme a Milano»
La sua osservazione rimase inascoltata.
Per evitare contrasti, cominciò a contare mentalmente fino a dieci, a venti, a cento. Avrebbe continuato fino a diecimila, se fosse stato necessario.
Sentiva la voce del padre decantare alcune litografie e ogni tanto lo vedeva scuotere la testa, quasi a dire “ma che te lo dico a fare”.
Fece finta di mostrarsi interessato, mentre la sua mente cercava di concentrarsi su quali parole utilizzare per abbattere l’arroganza del padre.
Non voleva usare inutili giri di parole, artifizi per indorare una pillola che l’anziano uomo non avrebbe mai voluto inghiottire e finalmente la sua voce superò in decibel quella del genitore.
«Mi sono laureato in Scienze dei Beni Culturali»
Suo padre chiuse di colpo l’enorme tomo sul tavolo e lo osservò quasi divertito
«Credi di essere spiritoso?»
«Non ho alcuna intenzione di esserlo. Mi sono iscritto cinque anni fa. Ho studiato mentre lavoravo e ieri mi sono laureato»
L’anziano, con il solito sorriso canzonatorio, uscì dalla stanza senza ribattere.
C’era riuscito: aveva zittito suo padre.
Che momento unico da assaporare lentamente, quasi fosse un vino pregiato.
Non aveva soltanto raggiunto il livello culturale del padre, ma l’aveva superato con una laurea che il suo vecchio non era mai riuscito a conseguire.
Grande e incomparabile soddisfazione.
Ascoltò con gioia il suono del silenzio: nessuna lezione d’arte, nessun commento sarcastico, nessun giudizio. 
Assaporò, per qualche istante ancora, quella inusuale tranquillità.
Contravvenendo al divieto di suo padre, prese una sigaretta e l’accese.
Si sedette sulla poltrona attendendo l’arrivo del genitore, infuriato per l’odore di nicotina che si stava propagando per casa. Aspettò qualche minuto, ma l’anziano non arrivò.
Ne accese un’altra e un’altra ancora, più che mai intenzionato a irritare il padre.
Ma il suo piano fallì miseramente.
Si scoprì malinconico. Quella strana rivincita meditata per cinque lunghissimi anni, non aveva sortito gli effetti sperati.
Il vecchio non si era indispettito alla notizia della sua laurea e non si era neppure adirato per quella sigaretta accesa fra i suoi libri d’arte.
Tornò a sentirsi impotente, come al solito, come sempre.
Suo padre l’aveva ancora in pugno.


2010 - Pubblicato sul mensile locale "Il Corriere dell'Alto Milanese" il racconto "L'illusione di una rivincita"

2010 - Pubblicato sul sito della rivista letteraria "Progetto Babele" il racconto "L'illusione di una rivincita"con la seguente motivazione:

In un conciso spazio narrativo, o forse descrittivo, emerge in tutta la "tossicità", la distanza padre-figlio. L'illusione della rivincita del figlio e lo smacco per l'indifferenza del padre.
L'affaticarsi per uccidere il maestro superandolo in abilità non porta a nient'altro che alla consapevolezza, amaramente conquistata, che il maestro forse è già morto nella sua vanità o che comunque non darà mai peso al suo discepolo.


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