Non svegliare il can che dorme

Immagine di Stefania Lusetti
Tutti i dubbi si erano trasformati in certezze: sua moglie lo tradiva.
Lo aveva intuito da tempo, ma gli era mancato il coraggio di affrontare i demoni della gelosia.
E allora rimandava, aspettava e sperava.
Ma anche di fronte a quella scomoda realtà, Giorgio continuava a volerle bene.
Piuttosto arrivò  a disprezzare se stesso per non essere riuscito, in tutti quegli anni, a farsi amare.
Sapeva che Sonia aveva accettato di sposarlo principalmente per quella gravidanza inattesa, ma credeva, ingenuamente, che sua moglie, col tempo, avesse imparato ad apprezzarlo.
In un attimo capì che quello scarso sentimento che la donna poteva aver dimostrato nei suoi confronti, era stato risucchiato dalla routine e dalla noia e lui non aveva fatto nulla per evitare che ciò accadesse.
Dopo tutto Giorgio si sentiva soddisfatto del suo menage. Perché mettere in dubbio la sua intera esistenza, arrivando a chiederle se avesse imparato ad amarlo?
Nel suo profondo sapeva che se avesse affrontato quel tema, avrebbe offerto a Sonia il pretesto di allontanarsi definitivamente da lui.
Non svegliare il can che dorme.
Avevano avuto alti e bassi, come tutte le coppie del mondo, ma non si erano mai ritrovati ad affrontare crisi più serie di una spesa evitabile, o di qualche piccolo problema scolastico del loro figlio Tommaso.
I pochi litigi con la moglie non duravano più di una trentina di minuti e il rancore, nella peggiore delle ipotesi, si protraeva fino al momento di augurarsi la buona notte. Allora Giorgio, nell'oscurità della loro camera la prendeva fra le braccia e le chiedeva scusa.
Era consapevole di essere sempre lui a cedere in ogni loro discussione, ma odiava addormentarsi senza essersi rappacificati, anche se ciò voleva dire, nella maggior parte dei casi, accollarsi una responsabilità non sua.
Giorgio era buono. Secondo Sonia, un po' troppo.
Ma lui era orgoglioso della sua generosità e della sua indulgenza.
In un mondo, ai suoi occhi, impazzito, dove ci si ammazzava per motivi assolutamente futili come una precedenza non rispettata o un parcheggio soffiato, era rassicurante pensare che potessero esistere ancora persone tolleranti e disponibili come lui.
Sonia, invece, era troppo prevenuta, al limite della diffidenza.
Era un suo limite, ma agli occhi di Giorgio era l'unico vero grande difetto della sua compagna.
Quanto adorava quella splendida donna!
Non l'aveva mai detto a nessuno, ma quando Sonia, vent'anni prima, spaventata, era corsa a casa sua per informarlo che aspettava un bambino, lui aveva gioito.
Il pensiero di avere, in qualche modo e involontariamente intrappolato la bella Sonia alla sua vita l'aveva reso euforico.
Si frequentavano da poco più di un anno, ma negli ultimi mesi aveva avvertito in lei la stanchezza per la loro relazione. E anche allora aveva evitato di chiedere.
E quel figlio inatteso, aveva accelerato e semplificato le cose. Sonia sarebbe stata sua per tutta la vita.
Le aveva preso le mani e con un gesto teatrale si era inginocchiato  "Vuoi sposarmi?" 
Il solito pragmatismo di Sonia fece il resto. Lei, piangendo, accettò. 
No. Non era affatto sorpreso scoprire il tradimento di sua moglie. Era bella, intelligente, interessante.
Si augurava soltanto che quella fosse stata una stupida scappatella generata da chissà quale crisi femminile.
Non si parlava certo di menopausa, ma sapeva che Sonia temeva l'arrivo imminente dei suoi 45 anni, arrivando a chiedere alla sua famiglia di evitare ogni festeggiamento.
In fondo la capiva. Gli anni della spensieratezza li aveva trascorsi nel ruolo di madre e moglie. Anche se non giustificabile, era comprensibile la ricerca di un po' di trasgressione. 
Quella sera Giorgio impiegò i suoi 50 minuti di viaggio in auto preparando ad alta voce il discorso che avrebbe fatto a Sonia.
Lo ripeté una decina di volte fino a conoscere a memoria ogni più piccola inflessione della sua voce.
L'avrebbe sorpresa dicendole improvvisamente che sapeva tutto di lei e di quel professore.
Che era schifato dall'idea che si fosse lasciata toccare da un estraneo.
Era impensabile credere che avesse buttato alle ortiche il loro matrimonio.
Le avrebbe chiesto cosa avrebbe raccontato al loro figlio.
E mentre ripeteva quelle frasi, era arrivato ad immaginarsi la reazione di Sonia.
Nella sua mente la vedeva piangere, supplicarlo di non raccontare nulla a Tommaso e di darle un'altra possibilità. L'aveva fatto solo perché si sentiva sola. E allora lui, riluttante, l'avrebbe perdonata.
Immaginava una notte insonne, bagnata dalle lacrime di lei.
Infine lui che l'abbracciava, e avrebbero fatto l'amore come mai l'avevano fatto negli ultimi anni.
Sarebbe andata così. Era un inguaribile ottimista.
Entrò in casa, contrariamente alle sue abitudini, silenziosamente e senza la sua frase di rito "Amore, sono tornato".
Si sentiva umiliato e, al tempo stesso, spaventato dall'eventuale replica della moglie.
Lei apparve sorridente e dolce.
Improvvisamente si rese conto che avrebbe potuto perderla definitivamente.
E se avesse scelto l'altro? Era veramente pronto a rischiare di vederla uscire dalla sua vita per sempre?
Non sarebbe stato meglio tacere e sperare che fosse lei ad accorgersi del suo errore?
Lui voleva soltanto che quella maledetta relazione clandestina terminasse il prima possibile.
Sebbene soffrisse veramente per la sbandata di sua moglie - sarebbe riuscito veramente a baciarla di nuovo senza pensare che quelle labbra si erano posate su un altro uomo? - stava già rimuovendo dalla sua mente ogni traccia.
Sonia lo raggiunse sulla soglia di casa con il solito radioso sorriso.
Lui contraccambiò con un bacio e con la solita domanda
«Che c'è per cena?»

Non svegliare il can che dorme.


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